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FOGNINI SUCCEDE A PIETRANGELI

Ultra talentuoso ma incostante, l’italiano non aveva mai vinto questo ambito titolo. Ora è cosa fatta, 6-3, 6-4 , in 1h38 contro Dusan Lajovic, 51 anni dopo il suo predecessore Nicola Pietrangeli.
“C’è molta gente scontenta perché aveva comprato il biglietto per venire a vedere Nadal in finale, era il 99% delle probabilità, ma invece ci sono io.”
Si scusava quasi Fabio Fognini col pubblico del Rolex Monte-Carlo Masters, composto per il 45% da tifosi italiani che non erano poi così scontenti di assistere a una finale storica, questa domenica di Pasqua, tra il loro compatriota e il serbo Dusan Lajovic. Anche se per una volta il meteo sembrava più clemente in Bretagna che in Costa Azzurra, era scritto che questa 113ª edizione del Torneo avrebbe avuto un sapore tutto particolare.
Chi, tra Fabio Fognini, 8 titoli e 10 finali ATP, 18° mondiale, e Dusan Lajovic, 48°, nessuna finale sul circuito, avrebbe gestito meglio questo momento così particolare di una grande finale di Masters 1000, sul Campo Ranier III carico di storia?
Un po’ più d’esperienza per l’italiano, un po’ meno da perdere per il serbo.
Ma una rara opportunità per entrambi.
Lajovic e il suo percorso senza intoppi fino alla finale (nessun set perso contro Jaziri, Goffin, Thiem, -la sua prima vittoria contro un membro della Top 5- , Sonego e Medvedev) o il più scafato ma vertiginoso Fognini (in svantaggio 6-4, 4-1 palla di 5-1 per Rublev, forfait di Simon e due vittorie contro il N°3 e N°2 mondiali, Zverev e Nadal)?
“Il tennis è uno sport incredibile, martellava l’italiano durante tutta la settimana. Se mi aveste detto, 6 giorni fa “ci vediamo domenica”, vi avrei riso in faccia.”
Allora immaginate il suo stupore se qualcuno gli avesse detto che avrebbe sollevato la Coppa di S.A.S. il Principe Sovrano, riservata al vincitore del Rolex Monte-Carlo Masters…. “Stento ancora a crederci” dirà poi sul podio, super felice, quasi intimidito, lui, il vincitore del circuito. Il favorito l’ha avuta vinta. Fognini marcava i primi cinque punti dell’incontro, e se 3 break venivano scambiati nei primi 6 giochi, poco a poco, naturalmente, l’italiano si staccava. Dopo 44 minuti e un dodicesimo colpo vincente (un rovescio lungo sulla linea), sembrava sorridente al cambio di campo. Lajovic, 5 colpi vincenti solamente (su 15 falli diretti) non riusciva a liberarsi completamente.

Stesso scenario nella seconda manche, tre break, ma sempre uno di più in favore di Fognini, che faceva comunque ricorso al fisioterapista per farsi massaggiare il piede (o piuttosto per evitare di tergiversare sulla panchina). E un ultimo gioco di servizio, gestito alla perfezione. Sulla palla match, Lajovic steccava un ritorno di dritto. Fognini mollava la sua racchetta, si sollevava la maglia Emporio Armani, nascondendoci dentro la faccia, mostrando gli addominali e i tatuaggi.

Dopo un lungo e caloroso abbraccio con Lajovic, il Sanremese (a 45 km da Monaco) si inginocchiava e baciava la terra battuta del Campo Ranieri II, come spesso faceva Gustavo Kuerten. L’italiano, testa di serie N°13, è diventato così la testa di serie meno ben classificata a vincere il Rolex Monte-Carlo Masters dopo il brasiliano (N° 13 pure lui) nel 1999.

Il tempo di abbracciare il suo clan (i suoi coach Franco Davin e Corrado Barazzutti, suo padre Fulvio, sua moglie Flavia -Pennetta, vincitrice dell’US Open 2015- sua sorella Fulvia e soprattutto “la mamma” Silvana alla quale ha fatto un magnifico regalo di compleanno (è nata il 22 aprile) e Fognini tornava a sedersi qualche istante per rimettersi un po’ dalle emozioni.

E che dire della magnifica immagine di Fognini in posa sul podio a fianco di Nicola Pietrangeli, 85 anni ma sempre di gran classe, ultimo vincitore italiano a Monaco, nel 1968, 51 anni fa!

Un sacco di belle cose da raccontare tra qualche anno a suo figlio, il piccolo Federico, che non ha ancora 2 anni…..


21/04/2019



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