Simona Molinari. E' nata una stella
Il successo a Sanremo con Egocentrica
È nata una stella. Fra le «proposte» di Sanremo 2009, i giovani della 59° edizione del Festival della Canzone, emerge ora con un notevole talento vocale Simona Molinari. La cantante di origini campane ha pubblicato il suo primo album, intitolato come il brano presentato a Sanremo, «Egocentrica», per l'etichetta Warner. Prodotto e arrangiato da Carlo Avarello, il disco contiene sei brani inediti e sei cover, con alcuni classici della musica italiana e internazionale in versione «unplugged», registrati durante una recente tournée in Canada. Dopo Giorgia e Patrizia Laquidara, la Molinari si presenta dunque come una elegante vocalist in grado di infondere uno swing tutto particolare ai brani, anche in virtù degli interventi strumentali di musicisti del calibro del sassofonista Stefano di Battista e del trombettista Fabrizio Bosso, tra i migliori jazzisti italiani. Il 10 aprile avrà modo di dimostrare le sue qualità sul prestigioso palco del Blue Note di
Milano. Ma nel suo primo disco non c'è solo jazz. «Per me "Egocentrica" - spiega la cantante ora residente a L'Aquila - unisce il moderno con l'antico, il jazz con il pop, l'inedito con l'edito». L'album è concepito come un «vecchio» disco in vinile con il lato A che contiene gli inediti, oltre a un'interessante cover di una cantautrice francese moderna, Camille. Il lato B, invece, contiene «le canzoni che avrei voluto scrivere io, riarrangiate in una chiave molto personale; direi quasi... egocentrica». Se non altro, bisogna dare atto a Simona di grande coraggio: le cover sono infatti un quartetto di canzoni così
famose da sembrare intoccabili, con l'aggiunta di una scelta bizzarra come «Non è l'amore che va via» di Vinicio Capossela. La Molinari è a proprio agio con «Life is beautiful», la canzone tratta da «La vita è bella», con musica di Piovani e testo di Noa e Gil Dor (in realtà il titolo era «Beautiful that way»; chissà perché l'ha cambiato...). Ma dove eccelle è «Nel blu dipinto di blu (Volare)», massacrata in ogni show televisivo ma qui resa in maniera sorprendente, con tutti i punti jazz messi in rilievo senza sbracature.
Anche la versione swingante di «La vie en rose» potrebbe sembrare un salto nel vuoto ma la giovane cantante si mantiene in equlibrio sull'abisso e, senza strafare, con una voce duttile, arriva in fondo sana e salva. Davvero eccellente con il francese (oltre a «La vie en rose», c'è «Ta douleur» di Camille), Simona sembra un po' impacciata con la pronuncia inglese di «Que sera sera (Whatever will be, will be)», anche se il ritmo swing riesce a mantenerlo con autorevolezza. Peccato perché, come confessa lei, «è uno dei miei brani preferiti. Ho voluto metterlo a chiusura del disco perché è proprio quando termina un viaggio che ci si chiede: come sarà il domani? La risposta purtroppo o per fortuna non sta a noi
conoscerla: viviamo il presente e "quel che sarà, sarà"».
11/03/2009
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