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DOPO L’ESORDIO CON LE ZEBRE RUGBY, FILIPPO DI MARCO GUARDA GIÀ ALLA PARTITA CON MUNSTER

Sabato 5 giugno il giocatore invitato delle Fiamme Oro Rugby Filippo Di Marco ha bagnato il suo debutto ufficiale con le Zebre Rugby e in PRO14, scendendo in campo al Cardiff Arms Park nel 5° turno della Guinness PRO14 Rainbow Cup.
L’ex n° 10 della Nazionale U20 è il nono atleta del massimo campionato italiano ad aver esordito con la franchigia federale quest’anno dopo il tallonatore del Rugby Viadana Giampietro Ribaldi, i due avanti del Rugby Calvisano Nardo Casolari e Gabriele Venditti e gli atleti della società cremisi Andrea Chianucci, Alessandro Forcucci, Alessandro Fusco, Simone Marinaro e Nicolò Taddia.
Le Zebre Rugby si confermano squadra di sviluppo dei migliori giovani italiani: il 22enne si era infatti aggregato alla rosa multicolor lo scorso 24 maggio insieme al centro parmense del Valorugby Emilia Giulio Bertaccini per questo finale di stagione.
Nato e cresciuto rugbisticamente a L’Aquila, l’ex mediano d’apertura del Rugby Viadana ha presentato per i microfoni del sito web del club di base a Parma l’imminente sfida con gli Irlandesi del Munster.
L’incontro – valevole per il 6° turno della Guinness PRO14 Rainbow Cup – è in programma venerdì 11 giugno alle ore 19:00 allo Stadio Lanfranchi di Parma.
Per l’occasione, l’impianto sportivo della Cittadella del Rugby di Parma – sede delle gare interne delle Zebre Rugby – sarà aperto ad un massimo di 1.000 spettatori.
Partita speciale per te quella di sabato scorso a Cardiff. Che emozione è stata per Filippo Di Marco esordire con la maglia delle Zebre Rugby?

“L’esordio è stato molto speciale! Penso che alzare il livello e cercare di debuttare in PRO14 sia un obiettivo per tutti i ragazzi che giocano in Top 10”

Sei a Parma da tre settimane e hai trovato molti tuoi ex compagni di squadra ai tempi dell’accademia e della Nazionale U20, oltre che i tuoi precedenti allenatori Andrea Moretti e Fabio Roselli. Che gruppo hai trovato alle Zebre e com’è stato l’inserimento in squadra?

“Aver avuto in passato Fabio e Andrea come allenatori e aver giocato con la maggior parte dei ragazzi qui è una fortuna. Mi conosco con pressoché tutti i giocatori e l’inserimento in squadra è stato di conseguenza molto facile. Ringrazio il presidente delle Fiamme Oro Francesco Montini per l’opportunità che mi ha concesso”.

Vi aspettavate questo tipo di partita a Cardiff? Quali sono state le principali difficoltà che avete trovato nel match?

“A Cardiff è stata una partita molto dura. La difficoltà più grande che abbiamo avuto è stata la disciplina: abbiamo commesso 23 falli e preso tre cartellini gialli e uno rosso. A questi livelli quando sei così indisciplinato è impensabile riuscire a stare in partita”.

Su cosa state lavorando questi giorni in vista della gara di venerdì con Munster?

“Il primo obiettivo è appunto migliorare questo aspetto della disciplina. Non possiamo e non vogliamo concedere tutti questi calci di punizione. Nel caso ci fossero momento di difficoltà, la prima cosa da fare è raggrupparci e porci degli obiettivi”.

Si giocherà col pubblico sugli spalti quasi un anno di chiusura degli stadi. Quanto è importante il tifo e l’incitamento per voi giocatori?

“La chiusura degli stadi ha penalizzato tutto il mondo dello sport. Avere una presenza familiare che tifa per te è una cosa che ti motiva molto e che ti aiuta a dare quel qualcosa in più”.

Come vivi la settimana della partita e il giorno gara? Hai un tuo rito che osservi prima di scendere in campo?

“Durante la settimana della partita cerco di focalizzarmi sugli avversari, studiando i loro movimenti. Il giorno gara non ho un mio rito, ascolto la musica e cerco di rimanere concentrato su quello che devo fare in campo”.

Come ti piace invece interpretare il tuo ruolo di apertura? Hai un modello di riferimento cui ti ispiri?

“Uno dei miei numeri 10 preferiti è Owen Farell. Mi piace il modo in cui gioca e attacca la linea, come sposta la palla e come usa il piede. penso che un mediano d’apertura debba saper alternare tutti i movimenti per non dare punti di riferimento agli avversari”.

Sei cresciuto rugbisticamente a L’Aquila, una delle culle storiche del rugby italiano. Come viene vissuta la passione per la palla ovale nel capoluogo abruzzese e che ricordi hai delle giovanili?

“Il rugby e L’Aquila sono due cose che vanno di pari passo. Purtroppo da qualche anno a questa parte non c’è più una squadra che milita nel massimo campionato italiano e mi auguro che un domani la città possa tornare ad essere rappresentata a questo livello perché se lo merita. Ho avuto la fortuna di giocare la finale di Serie A con L’Aquila Rugby ed è stata un’esperienza unica: scendere in campo nello stadio dove da piccolino andavi a vedere i giocatori della prima squadra è fantastico, così come il calore che dimostra la città quando ci sono questo tipo di eventi”.

Chi è stato importante nel tuo percorso di crescita?

“Voglio ringraziare tutti gli allenatori che ho avuto dalle giovanili a L’Aquila fino alle Fiamme Oro Rugby, passando per i tecnici delle accademie federale e quelli del Rugby Viadana. Un ruolo importante lo hanno svolto anche i preparatori atletici e ringrazio in particolare Concetta Milanese che mi ha seguito fin da piccolo. Se oggi sono qui è anche e soprattutto merito suo”.



09/06/2021



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